Il giallo di via San Giorgio, uno strano caso per Astore Rossi

Indagando su Riccardo Landini e il suo ultimo il giallo di via San Giorgio estrapoliamo: nato in Emilia ma d’origine romagnola, ha alle spalle studi classici e nel cuore una grande passione per Piero Chiara e per il cinema italiano degli anni Settanta. Nel 2009 ha esordito nella narrativa con il romanzo E verrà la morte seconda. Sono seguiti Il primo inganno, Non si ingannano i morti e Ingannando si impara, volumi di una trilogia. Nel 2013 è stato vincitore del premio Giallo Stresa. La critica di circostanza quella che scolpisce epigrammi sull’ ultima di copertina circoscrive l’avventura di Astore Rossi come incalzante, serrata, avvincente. Certo sembra quasi di rientrare a villa Scott, https://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Scott, e negli incubi vissuti con Dario Argento nel suo indelebile Profondo Rosso, ma in questa reggia caduta in disgrazia simile alla casa Usher persa tra i boschi dell’ appennino tosco emiliano, vi è un dramma sepolto che è la concentrazione di tutte le nefandezze mai fatte affiorare dell’ essere umano intenzionato al male assoluto come ideale servile. Lo scantinato segreto che la chiave iniziale vagheggia una volta caduta in possesso di Astore il restauratore dalle mille lacerazioni interiore irrisolte, è un luogo dove l’orrido e l’orripilante fanno germogli che qualcuno dovrebbe definitivamente estirpare. Lo farà lo strano protagonista stesso, forse eccitato dall’ idea di una promessa, forse preoccupato per cancellare le tracce di un suo sentito coinvolgimento in tutta la vicenda, mettendo in piedi uno spettacolo pirotecnico finale alla Nerone che laverà tutti i peccati e consentirà all’ eroe di assolvere alla promessa iniziale di rimediare agli errori del passato. Ma iniziamo per gradi. Si capisce subito che il nostro eroe in realtà è un antieroe, un misantropo che sta scappando da qualcosa e che cerca rifugio in se stesso per trovare un riparo sicuro ovviamente senza trovarlo. Quando la sua dirimpettaia vicina di casa morirà in strane circostanze, si ritroverà in mano senza volerlo una misteriosa chiave che dovrebbe nascondere terribili segreti da sopprimere, con la signora Luisa stralunata dopo un suo ritorno alla villa di famiglia che farnetica di antichi peccati da cancellare. Così senza volerlo Astore, il cui cognome rimanda alla medioevale falconeria di rango, sarà costretto suo malgrado a conoscere la conturbante Barbara nipote della vicina scomparsa, titolare di una galleria d’arte a Milano, che lo instraderà progressivamente verso un fatale ritorno alla vita costringendo a uscire da un sarcofago che si è costruito per difendersi dalle aggressioni del mondo, in cui solo i mobili antichi da restaurare, trovano un balsamo rivitalizzante per sopravvivere, così simili alle incrinature interiori umane da ricostruire. Ma l’immersione nella famiglia Ruggeri/Spada non può avvenire senza fare la scomoda conoscenza del famelico corrotto avvocato Umberto, consumatore abituale di cocaina e dedito alla bella vita di sperpero, che non vede l’ora di vendere la reggia Ruggeri che sta cadendo a pezzi dopo la morte dell’ ultima reggente (la signora Luisa), a un potenziale acquirente per risanare i suoi debiti. Così Astore che aveva fatto un sopraluogo (non autorizzato) per cercare di individuare quale porta la chiave aprisse per carpire chissà quali segreti conturbanti che avevano portato alla morte di Luisa, si ritrova sotto ricatto da parte dell’ avvocato che gli dà dieci giorni di tempo per convincere le sorelle (suora Addolorata sorella di Barbara è la titolare di una istituzione a supporto di bisognosi) a vendere casa per una equa divisione dei beni, cosa che però si presenta irta di ostacoli in quanto il progetto di Umberto non è condiviso. Ma c’è anche il giovane perverso Ruggero espatriato in Inghilterra che durante il racconto da famiglia Adams che scaturisce nel prosieguo, sembra il responsabile delle misteriose scomparse di giovani ragazzine inghiottite dal fiume della cittadina di Rodeno che costeggia la villa di famiglia. L’unica accortezza per chi legge è quella di considerare che la realtà che gli viene somministrata non è rigidamente scolpita per non essere messa in discussione perchè alla fine scopriremo che le valutazioni su Ruggero sono solo di comodo. Nel frattempo la vicenda si evolve e Umberto che deve pagare i suoi ricattatori viene suicidato spingendo il suo fuoristrada in fondo a un burrone, liberando così Astore da una potenziale denuncia per aver commesso una serie di piccole infrazioni. I misteri si infittiscono e intorno alla villa spariscono altre figure critiche: il custode, il giovane fratello etichettato da Barbara come psicopatico, mentre Astore è profondamente turbato per le complicazioni sentimentali con la nipote di Luisa, consapevole anche di dovere alla sua gentile vicina di casa defunta il mantenimento di una promessa strappata afferrando quella misteriosa chiave intrisa di peccati. Così gli interrogativi si accumulano inquietanti costringendo il nostro eroe a ricerche incessanti che lo spingeranno a indagare anche sulle oscure ombre del passato di Rodeno, quando una scomparsa in particolare venne attribuita a uno scultore in stato di indigenza residente in luoghi di fortuna nei boschi, che venne trasformato per un insano accordo non scritto dei Ruggeri/Spada in un fermo penale, poi rientrato per mancanza di indizi significativi a suo carico. Quello che Astore intuisce sul campo sporcandosi le mani è che Oscar (questo il nome del disadattato che vive nei boschi) in realtà ha assistito all’ omicidio e ha anche immortalato nei suoi ricordi il vero responsabile del misfatto, una entità che si muove a distanza di anni con la necessità di eliminare un potenziale pericolo di denuncia. E così tra una devianza e l’altra nei racconti di famiglia (il padre e la madre non sono certo immuni da peccatucci pesanti e sono i primi responsabili per aver sfornato una progenia di mostri), si continua a scavare per risolvere il mistero della chiave, fino all’ inevitabile regolamento di conti finale con doppia sorpresa. Certo se leggi un thriller sai bene che alla fine qualcosa non quadra e che l’assassino deve essere sempre il più insospettabile. Ce ne accorgiamo quando finalmente spalancata quella misteriosa porta che conduce Astore negli scantinati, ci immergiamo in una chiesa sconsacrata fatta di teschi, teste mozzate e da corpi martoriati e crocifissi (Ruggero nello specifico, il più giovane ritornato in Italia a caccia lucrose di finanze dopo la morte della zia). A quel punto niente sarà più come prima con finale decisamente incandescente. Giallo divertente, un pò spartano e atipico per la capacità di cogliere i vizi di forma della provincia, personaggio centrale quello di Astore difficilmente dimintecabile per la sua misantropia ma anche per la sua capacità di resistere agli urti (è stato vittima di una aggressione giudiziaria che lo ha segnato da giovane), belle anche le trasfigurazioni messe in atto in tecnica photoshop sui 4 fratelli, un peggiore dell’ altro come si conviene a un ceppo di sbandati adolescenti figli a loro volta di genitori assolutamente fuori di testa (in particolare il padre, con la madre soltanto attenta a tenere alto il rango della casata occultando ogni marachella come un innocente omicidio che inflazionasse lo stemma araldico). Bella la location della reggia in rovina, completamente isolata dal contesto urbano e foriera di suggestioni da letteratura horror sinistre e ancestrali (ad esempio viene descritta all’ inizio la decapitazione della vecchia madre sola nella villa intenta ad ascoltare musica classica che ormai sentendo approssimarsi l’ora della morte vorrebbe denunciare tutti i segreti di famiglia ai posteri, ma che naturalmente viene bloccata con un colpo netto di scure nel suo intento sconsiderato). Una bella storia trasversale dove le deformazioni sono di casa. Anzi di reggia.