Raccontare in diretta: quando i dialoghi sono senza sale, una lezione dal Manzoni

Così non fa male, sarà ma se mangi insipido che gusto ci provi che traslato nella lettura per l’autore sta a significare un pò di brio in questi discorsi diretti ce li vogliamo mettere o no?! Nel discorso parlato serve trasferire al lettore un discorso di immediatezza, per compiere questa operazione l’autore deve conoscere molto bene i suoi personaggi, sapere tutto di loro, che estrazione sociale hanno, il contesto in cui agiscono, il linguaggio che usano tra di loro, le peculiarità della regione in cui vivono. Vediamo come affronta la questione il sommo maestro Alessandro Manzoni nel suo capolavoro i Promessi Sposi che ebbe due versioni, la prima del 1823 intitolata Fermo e Lucia mentre la seconda definitiva con il titolo che conosciamo. A un certo punto Lucia si trova nella prima versione a faccia a faccia con l’Innominato ed esclama:

-dio è qui a vedere s’ella si muove a peità di me, per usarle pietà in ricambio un giorno-, che sembra una frase scopiazzata da un libro di teologia e messa qui per riempire la pagine. Nella seconda versione Manzoni rivede il suo scritto e ci ripensa e fa dire a Lucia:

-Oh ecco! Vedo che si muove a compassione: dica una parola, la dica, Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia! – dove si percepisce un pò più di brio ed aggressività nella voce narrante.

A un certo punto Lucia nella versione definitiva dice all’ Innonimato la semplice frase che impone e ordina:

-mi faccia condurre in una chiesa-, mentre nella versione precedente del 1823 sentiamo dire alla protagonista:

-lasci che io mi ricoveri in qualche chiesa,su le montagne, in un bosco-, a sottolineare un cambio caratteriale della protagonista significativo. La tempra di Lucia si fa più incisiva anche nel dialogo con donna Prassede. Questa cerca continuamente di sondare se la ragazza pensa ancora al suo moroso, ma Lucia ormai più scltra e matura nella seconda edizione dà una risposta repentina, secca e lapidaria, che si prende quasi gioco della sua interlocutrice troppo curiosa:

-ebbene? Dunque non ci pensiamo più a colui?-
-io non penso a nessuno-, rispose Lucia.

Attraverso la negazione continua ripetuta NON Nessuno (che rimanda a un qualcuno), Lucia sa bene che sta dicendo ci penso sempre in ogni istante della mia vita, a lui e a nessun altro, ma la sua inquisitrice non è in grado di coglierne le sfumature della fulminea battuta, che nell’ economia del romanzo serve a Manzoni per indicare al lettore “guarda che Lucia non si fa mettere i piedi in testa da nessuno”. Ecco invece come rispondeva la sventurata nella prima versione: “la povera Lucia protestava da principio con voce angosciosa e timida che ella non pensava a nessuno”. Un bel restyling per questo personaggio che sembra diventare sempre più forte nel procedere degli eventi in una visione dinamica voluta dall’ autore che vuole mostrarci una via per reagire alle avversità! L’impatto con il lettore nelle risposte della seconda edizione diventa più battagliero e mordace. Lucia non si fa seppellire dagli eventi e sembra quasi creare una tensione con i personaggi con la quale interagisce. Le regole della conversazione scritta non sempre seguono i canovacci del parlato quotidiano. Dire mi importa o mi interessa potrebbe anche volere dire non mi interessa o non mi importa e vale il contrario come ha dimostrato Lucia con donna Prassede. Un dialogo troppo eplicito con il tutto detto può deludere. Come sosteneva Sterne Laurence, una pagina ben scritta a volte è solo un modo diverso per fare conversazione. Per la cronaca le risposte date da donna Lucia a donna Prassede creano un effetto ombra sul secondo personaggio che è indotto a chiedersi nella seconda versione del Manzoni che stesse veramente pensando la sua inquisita. Tra l’altro in orgoglio e pregiudizio della Austene la sua eroina mostra il potenziale della tecnica della negazione, a un certo punto dirà “di non pentirsi assolutamente di aver rifiutato la proposta di Darcy, di non provare nè trasporto nè stima per quest’ uomo che è stato scortese con lei”, ma in realtà il lettore percepisce questa ombra contraria in cui l’eroina ostenta in realtà confusi sentimenti non ancora del tutto chiariti. Il lettore deve percepire i personaggi attraverso i dialoghi dei personaggi, per cui bosgna costruire il tutto con estrema attenzione dosando parola per parola gli scambi. Scrivere è come ingaggiare una lotta sportiva con il lettore dove serve un gioco di equilibri attento e meticoloso per non oltrepassare linee critiche.

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